Hiroshima

28 Novembre 2015

L'esperienza ad Hiroshima non è facilmente descrivibile.
Non abbiamo fatto molte foto perché non si possono fotografare le sensazioni provate, o per lo meno noi non c'è la facciamo.
Non è certo una gita quella di oggi. Oggi nella nostra testa s'è girato un interruttore che spero rimanga sempre così.


Già il vedere davanti a noi l'edificio sopravvissuto alla bomba del 9 agosto 1945 è stato davvero forte. Trovarsi sotto ad un edificio grande ma spogliato della forza di reggersi da solo, bello ma sfigurato, ci ha fatto percepire quanto potesse essere stata violenta e brutale l'esplosione. Non è raccontabile. L'energia che esce da quel luogo va vissuta.


Suonare la campana della pace nel parco adiacente è più profondo e significativo di quanto ci si immagini. Si uniscono le mani in segno di rispetto, ci si avvicina e si da slancio al grosso tronco che batte su di essa sopra il simbolo inciso dell'atomo come se il suono rappresentasse l'esplosione o come se si volesse schiacciare quella causa che ha fatto il disastro. Il suono stesso è forte e ti fa vibrare dentro smuovendo la compassione che da dietro gli occhi li rende lucidi.

 

Poi siamo scesi nella Hall of Memory nella quale un percorso di spiegazioni tecniche ti fa capire cosa è successo realmente, che in pochi secondi un'onda di calore di 4000 gradi che andava a centinaia di kilometri orari ha travolto un'intera città evaporando qualsiasi forma di vita e uccidendo oltre che a piante e animali 140.000 persone di moltissime nazionalità tra le quali gli stessi americani, e alla fine di questo percorso ci si ritrova in una stanza rotonda con un tronco di cono di pietra al centro lungo il quale scorre acqua, otto sedie tutte disposte intorno. Il silenzio e rumore d'acqua. La parete intorno è fatta di tasselli di pietra orizzontali, pietra chiara alternati da tasselli scuri. 140.000 tasselli in tutto e quelli scuri riportano alcuni dei nomi dei morti di quel giorno.

Ancora silenzio e solo l'acqua.

Se alzi gli occhi vedi un bassorilievo tutt'intorno che rappresenta in grigio scuro il panorama delle rovine. Una foto grigia che ti circonda.

 


E ti trovi li in mezzo da solo. E c'è solo il rumore del fiume.

Tutto distrutto.

Il silenzio e l'acqua.

Qua e là intorno a te le vittime.

Ci resti pochi minuti li dentro anche se nessuno ti obbliga ad uscire perché quel silenzio ti sfonda i timpani e piangi.


Uscendo gli schermi ti elencano le vittime con relative foto. Almeno di quelle presunte perché riconoscerle non è stato così facile e il fuoco ha bruciato anche gli archivi anagrafici.
La bomba atomica non si limita a distruggere e uccidere tutto ciò che ha vita. Cancella l'identità di un popolo, ne elimina le tracce e ne segna il cuore e la terra per sempre.


È una orribile conseguenza della stupidità umana. Non sarebbe mai dovuta essere stata inventata e ci stupiamo che esista un uomo che ne abbia ordinato il lancio e tantomeno che ne esista un altro così codardo da non essersi rifiutato di lanciarla.

Se la parola resilienza potesse farsi materia avrebbe la forma di Hiroshima, il suo profumo e i suoi colori. 

 

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