Per La Bettola di Ochiai

Nel ricercato quartiere di Ginza di Tokyo è presente il più noto ristorante di cucina italiana, La Bettola Da Ochiai.

Il cuoco, Ochiai, qualche decina di anni fa venne in Italia, si innamorò della nostra cucina e in particolare di quella di un ristorante fiorentino, La Vecchia Bettola, da cui prese ispirazione chiamando la sua avventura giapponese La Bettola Da Ochiai.

Un grande successo che ora conta quattro bettole per tutto il Giappone.

Quando sarà possibile tornare in Giappone sarà un vero piacere andar a conoscere di persona questo artista della tavola, nell’attesa volendo visitare il suo sito: www.la-bettola.co.jp.

In un periodo così particolare, con l’impossibilità di poter visitare Firenze per molti giapponesi, che la amano in modo incredibile, Meiko Yokoyama, artista e conoscitrice profonda di Firenze, ci ha coinvolto nel bellissimo lavoro per raccontare la città, in modo leggero, pensando ad un video dedicato ai commensali di Ochiai, che avrebbero goduto di un menù dedicato e della visione di una passeggiata pensata tutta per loro, in esclusiva, e interattiva.

Infatti non si tratta di un semplice racconto ma di una passeggiata sviluppata da Meiko con domande le cui risposte si scoprono via via che si percorre la città.

Un’idea particolare, frutto di questo tempo, che è così piaciuta da dover essere replicata per ben tre volte, tutte con un lieto sold out per La Bettola di Ochiai.

Il dietro le quinte delle riprese

La prima tappa è un classico, il Mercato di San Lorenzo, che attrae con sincerità grazie a chi vi lavora da decenni. Siamo qui con l’intensione di filmare la carne, i prodotti tipici e le attività storiche che qui sono attrazioni per tutti i turisti che cercano souvenir gastronomici ma anche golosità tipiche.

Conclusa la parte gastronomica e di curiosità alimentari fiorentine, lampredotto, usciamo e iniziamo il lungo cammino attraverso lo splendido centro che ha Firenze. Meiko parla di prospettiva, ma anche di una curiosità che è stata recuperata a causa di “covidio”, le buchette!

Non manca l’aneddoto della palla del Verrocchio.

Lentamente creiamo la passeggiata visiva consapevoli che il tutto sarà osservato durante un pasto cucinato da Ochiai.

Il nostro giro si conclude in Piazza Tasso, nel luogo dell’origine dell’avventura giapponese, La Vecchia Bettola.

Le pause, quelle belle: onigiri alla Loggia.

In certi momenti sembra che non sia successo nulla...

Eccoci giunti alla tappa finale, dove è facile comprendere il perchè dell'infatuazione di Ochiai.

Negli anni 70-80 la cucina francese era molto famosa in Giappone, Ochiai, come ogni giapponese che tuttora vuole migliorare le proprie competenze culinarie europee, decise di passare del tempo in Francia.

Il ventottenne Ochiai vi si trasferì per un mese, al momento del rientro, a causa di un cambio del suo volo, dovette fermarsi per quattro giorni a Roma, tanto è bastato per stravolgere i programmi del giovane.

In quel poco tempo fu letteralmente folgorato dalla cucina italiana, al suo ritorno in Giappone si mise a studiare la nostra lingua per un anno e forte di questa nuova competenza fece nuovamente le valigie verso il Bel Paese.

Dal 1978 al 1981 si trasferì qui, in Italia, e lavorò in circa una trentina di ristoranti, il tutto per comprendere e assimilare il più possibile le caratteristiche e i “segreti” della nostra cucina.

A Firenze lavorò presso l’Hotel Michelangelo e l’Hotel Astoria.

Rientrato in Giappone, si tirò su le maniche e nel 1997 apri la sua Bettola.

Tanto imparò e cucinò così bene che si fece notare per qualità e ricerca da diventare nel 2009 Presidente della cucina italiana in Giappone. A questa nuova carica si affianca la sua attività in televisione, dove compare in programmi dell’NHK.

Fortunatamente la fama televisiva non lo ha allontanato dai fornelli, e questa commissione che abbiamo ricevuto ne è la dimostrazione: il video è dedicato agli ospiti del suo ristorante, che godendo dei suoi piatti, si sentiranno, per quanto possibile, avvolti dall’atmosfera fiorentina, guidati da Meiko.

Il successo non è accidentale, si nutre di duro lavoro, di perseveranza, sacrificio, e soprattutto dell' amore per quello che si fa e per quello che si impara.

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