Solfifero

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solfìfero (o zolfìfero) agg. [comp. di solfo (o zolfo) e –fero]. – Che contiene zolfo, ricco di zolfo: deposito s.; per estens., produzione s., la produzione di zolfo..

La fotografia è entrare nella vita di tutti. La fotografia ci dice che a volte la realtà è deludente e allora bisogna riscriverla con la propria sensibilità.

Emanuele Scorcelletti

Dopo qualche mese siamo tornati nelle amate Marche per far visita ai nostri genitori, e abbiamo deciso di cogliere l’occasione per fare un salto a Sassoferrato, una perla marchigiana che avevamo solo sfiorato in passato. Eravamo incuriositi dalla storia dietro alle fotografie di Emanuele Scorcelletti presentate in una mostra dal nome Solfifero. Dalle tracce in rete avevamo compreso che c’era una storia che non conoscevamo, e che quindi era necessario andare.

Da Jesi ci vuole circa un’ora per arrivare al Palazzo degli Scalzi, sede della mostra, e quindi abbiamo il tempo di informaci su cosa accadde 70 anni fa in quella zona. Non sapevamo niente delle miniere di zolfo e quindi niente della lotta dei sepolti vivi.  

Le Marche sono una terra di fatica, l’idea che il pane lo si debba sudare realmente è ancora molto forte nelle sue comunità, e questo ci porta a dividerci in due anime, quella che abbassa la testa e si sforza nel lavoro, consapevole che la vita richiede sacrificio e sudore, e quella che fugge all’idea della fatica in attesa di un colpo di fortuna perché ha visto che con la schiena a pezzi non si arriva alla meta che la televisione promette, tra un film e l’altro.

Nel 1952 a Cabernardi, i minatori, si spaccavano la schiena per quel pezzo di pane, con l’amarezza che qualcosa stava per cambiare. Nel 1952 Fausto Coppi si spaccava le gambe per ripetere il successo del 1949, ossia vincere il Giro d’Italia e il Tour de France. Nel 1952 la Montecatini si spaccava la testa per guadagnare di più, nonostante le 266.ooo tonnellate di zolfo estratte nel 1950, la concorrenza degli Stati Uniti d’America era inarrestabile.

 

“Lo zolfo si può usare sulle colture orticole e frutticole, sulla vite e sulle varie piante ornamentali colpite da oidio

Il 28 maggio del 1952 è giorno di riposo per il Giro d’Italia, ma il giorno prima Fausto Coppi, alla decima tappa, diventa leader della corsa, questo basta ai minatori per onorarlo in estremo anticipo con la Maglia Gialla.

L’industria chimica stava correndo verso i suoi vari successi sintetici, la Montecatini aveva trovato in queste terre la sua miniera d’oro, mai avrebbe pensato che da oltre oceano sarebbe arrivata una concorrenza così tremenda. L’Italia aveva il predominio mondiale dell’estrazione dello zolfo dal XV secolo, in particolare poi in due regioni: la Sicilia e le Marche. Tale era la ricchezza che offriva questa terra da investire nella costruzione di un piccolo villaggio destinato ai minatori immigrati, Cantarino, con tanto di vie e piazze a nome dei vari dirigenti. Difficilmente un minatore in quel luogo avrebbe pensato di ricevere una lettera di licenziamento.

Mentre Coppi si riprendeva dalle fatiche del Giro d’Italia, il 28 maggio 1952, mercoledì sera, 337 minatori videro arrivare il segnale: COPPI MAGLIA GIALLA. Iniziò così uno sciopero storico, e testardo, per impedire la chiusura del polo estrattivo e il licenziamento di 860 operai. La miniera più grande d’Europa non poteva chiudere.

Una lotta per la difesa dell’industria italiana dalle conseguenze paurose della corsa al riarmo. Politica giusta e lotta sacrosanta. E oggi da tutta Italia si guarda ai sepolti vivi con meraviglia, con stupore, con ammirazione.

Gianni Rodari

Le 250 persone di turno, quella sera, dalle 22:00, aderirono. La lotta per il pane durò quaranta giorni, nei quali tutto il paese venne a conoscenza del fatto. Uno dei cronisti presenti fu un trentaduenne Gianni Rodari che nel suo reportage “I sepolti vivi” descrive l’atmosfera di quel momento, con tutta la sua grazia ed etica cristallina.

La domenica del 6 luglio del 1952, mentre Fausto Coppi rafforzava le fondamenta della sua vittoria del Tour de France, vincendo l’undicesima tappa, L’Unità usciva in edicola con il titolo I “sepolti vivi” escono vittoriosi dal fondo dei pozzi di Cabernardi. Avevano raggiunto un accordo con la Montecatini che sospendeva per un solo mese i licenziamenti. Il tempo per organizzare i vari spostamenti dei minatori negli altri stabilimenti.


Emanuele Scorcelletti, fotografo e figlio di un immigrato jesino, che mai aveva dimenticato il legame con la sua terra tanto da riportarvi il figlio per le vacanze, in questi ultimi anni ha preso in mano la memoria di questi luoghi, e con la delicatezza di chi ama il prossimo è riuscito a rendere omaggio a questa terra, ai suoi minatori, senza nessuna retorica.

Il fatto che arrivi dalla Francia, dalla terra della Maglia Gialla, potrebbe non essere un caso.

L’inaugurazione della mostra Solfifero, che potrete vedere fino al 19 giugno, è stata l’occasione per prendere parte ad una bellissima lezione di fotografia, e per vedere una comunità abbracciare chi si è preso cura di una ferita che ancora fa male.

Oggi è possibile visitare la miniera divenuta museo nel 5 luglio del 2005, e farsi guidare dalla comunità che ne ha cura.

Per maggiori informazioni: Parco Archeominerario di Cabernardi

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